Dialogo e ascolto nei gruppi con genitori e bambini

Una delle funzioni importanti dell'operatore-facilitatore di un gruppo di genitori-bambini è quella di favorire un clima di distensione e accettazione che, consentendo di sviluppare relazioni connotate da fiducia reciproca, permette l'emersione di emozioni, esperienze, convinzioni e interrogativi sulla genitorialità. Il facilitatore raggiunge questo obiettivo grazie al suo modo di essere in relazione con il gruppo, alla sua capacità di ascolto profondo e alla determinazione nel riconoscere e limitare i suoi filtri giudicanti. L'attenzione al processo umano e relazionale in corso fra genitori e bambini gli consentirà di cogliere anche nei momenti di silenzio la comunicazione invisibile tra di loro.
Quando un gruppo raggiunge buoni livelli di sintonizzazione le persone coinvolte possono sperimentare un senso di unione, di cooperazione e di presa di coscienza dei propri vissuti.
Come facciamo a sapere se stiamo in una posizione, in un modo d'essere che favorisce l'accettazione delle persone all'interno della dimensione gruppo?
Come facciamo a sapere di essere nell'ascolto profondo dei vissuti dell' Altro?
Per saperlo è importante comprendere cosa significa ascolto e prendere coscienza di tutte quelle barriere che ne limitano e ne impediscono la realizzazione.
Rogers afferma che: "Quando ascolto veramente una persona ed i significati che sono importanti per essa in quel momento, porgendo la mia attenzione non solo alle parole, ma a tutta quanta la persona, e quando le faccio capire che ho ascoltato i suoi significati privati e personali, allora accadono diverse cose. In primo luogo si nota uno sguardo pieno di gratitudine. L'altro si sente più rilassato, e ora vuole dirmi molte più cose del suo mondo. Sente un nuovo senso di libertà. Diventa più disponibile verso il processo di cambiamento. Ho notato spesso che quanto più profondamente ho ascoltato i significati di questa persona, tanto più di frequente tutto ciò accade. Quasi sempre, allorché la persona sente di essere stata realmente ascoltata, i suoi occhi si inumidiscono. Penso che in un senso in certa misura realistico essa stia piangendo di gioia. E' come se stesse dicendo: "Grazie a Dio qualcuno mi ha ascoltato. Qualcuno capisce che cosa mi sta accadendo". In momenti simili mi è venuta talvolta la fantasia di un prigioniero che si trova in una cella sotterranea e che giorno dopo giorno trasmette con piccoli colpi il seguente messaggio in alfabeto Morse: "Qualcuno mi sente? C'è qualcuno?". Finalmente un giorno ode alcuni deboli colpi che dicono: "Sì". Con questa semplice risposta egli è sollevato dalla sua solitudine; è diventato nuovamente un essere umano. Ci sono moltissime persone che oggi vivono in celle private, persone che non lo lasciano trasparire in alcun modo all'esterno, persone che vanno ascoltate con acuta attenzione per udire i messaggi che provengono dalla loro cella".
L'ascolto profondo ci fa sentire uniti, in connessione con gli altri, con il gruppo; ci fornisce un messaggio di rispetto. La persona si sente vista in quello che è e non in quello che noi vorremmo che sia, il messaggio è: "ti vedo, meriti rispetto come persona,accolgo quello che pensi e quello che senti".
La persona sente di potersi esprimere davvero come essere umano, si riduce la diffidenza e il timore del rifiuto.
Come dice K. Manninger, "Ascoltare è una cosa magnetica e speciale, una forza creativa: Gli amici che ci ascoltano sono quelli che avviciniamo. Essere ascoltati, ci fa aprire e espandere".
Qualche tempo fa, Plutarco nella sua opera, "L'arte di ascoltare", scrive: "l'ascoltatore fino e puro deve immergersi con la concentrazione fino a cogliere il senso profondo del discorso e la reale disposizione d'animo di chi parla. I più invece, a quanto ci è dato vedere, sbagliano, perché si esercitano nell'arte di dire prima di essersi impratichiti in quella di ascoltare, e pensano che per pronunciare un discorso ci sia bisogno di studio e di esercizio, ma che dall'ascolto, invece, possa trarre profitto anche chi vi s'accosta in modo improvvisato. Nell'uso della parola, invece, il saperla accogliere bene precede il pronunciarla, allo stesso modo in cui concepimento e gravidanza vengono prima del parto".
L'ascolto non si può ridurre, come molti fanno, all'apprendimento di qualche regola per decodificare il comportamento e il linguaggio dell'altro, può essere utile, ma non va al cuore di questa meravigliosa e alta funzione dell'essere umano.
Riuscire a sintonizzarsi con la molteplicità delle voci del gruppo richiede di acquietare le tante voci interne, dare spazio a momenti di silenzio interiore, mettere a tacere le parti che vogliono dare ragioni e torti, giudicare ciò che è giusto o sbagliato, quello adeguato e quello inadeguato. In una parola mettersi da parte, mettere tra parentesi il nostro ingombrante io, che seleziona, squadra, categorizza, classifica. Sostenere la sospensione del giudizio e la tentazione di incorniciare il messaggio della persona richiede un'ampliamento della coscienza e una discreta crescita personale.
In questa prospettiva l'ascolto profondo e la ricerca di sintonizzazione di gruppo si avvicinano alla meditazione, alla contemplazione come ci ricorda Eckhart Tolle ne "Il potere di adesso": "Ascoltare un'altra persona significa ascoltare con il corpo intero. Mantenendo la percezione del campo energetico interiore, creiamo uno spazio tranquillo che ci consente di ascoltare veramente, senza interferenze della mente" "Solo essendo in contatto con il nostro essere, possiamo percepire l'essere dell'altro".
Iniziare la conduzione-facilitazione di un gruppo di genitori-figli significa assumersi la responsabilità, tra tentativi ed errori, di un cammino di crescita interiore e di contatto profondo con il nostro essere. Sviluppare e accrescere quelle qualità dell'essere - coraggio, onestà, compassione, amore,.. - così importanti e così trascurate in chi ha il compito di favorire relazioni armoniche tra le persone e tanto più tra genitori e figli, una relazione che segna, nel bene e nel male, il nostro futuro come adulti.
Ma quali sono gli ostacoli che impediscono di sintonizzarsi con le molteplici, diverse, voci del gruppo?
Gli ostacoli sono molti e riguardano convinzioni, atteggiamenti, interiorizzazioni limitanti assorbite da un contesto sociale dove i valori esposti in precedenza sono una vera rarità, pietre preziose, nascoste, spesso, in scrigni situati sotto metri di terra; individuarli richiede una vera e propria caccia al tesoro. Siamo avvolti da percezioni che viviamo come la Realtà, e che invece rappresentano aspetti parziali e frequentemente distorti della Realtà.
Ecco, in sintesi, alcune delle barriere principali che secondo me ci impediscono di guardare oltre, di raggiungere con il nostro sguardo la vera essenza dell' altro, di ascoltare la diversità che l'altro ci porta, di sentire il suo stesso sentire; "rumori", che interferiscono nella ricerca di connessione e sintonizzazione.

Due miti potenti limitano l'ascolto-dialogo:

  • Il mito dell'amore materno.
  • Il mito della tecnica.

Altri "rumori" non ci permettono di ascoltare noi stessi e l'altro:

  • L'attenzione alla prestazione.
    Più mi concentro sulla prestazione e più cerco di adattare la realtà al risultato che mi aspetto. Come se un sarto dovesse far dimagrire o ingrassare una persona per ché ha quel vestito da vendere.
  • Una mente preoccupata e impaurita.
    Sviluppare una super attenzione alle mie voci interne e soprattutto a quelle che mi fanno sentire ridicolo, inadeguato che criticano continuamente il mio operato alla luce dell'immagine di me che potrebbe emergere da quello che faccio e dico (o non faccio e non dico). L'io diventa vigile e attento affinché io appaia buono, bravo e competente, altrimenti c'è pericolo, allarme, paura, preoccupazione.
  • Il filtro giudicante.
    L' aspetto pervasivo di gran parte delle relazioni umane. Giudico come giusto o sbagliato, scorretto o corretto, adeguato o inadeguato i messaggi che mi giungono dal gruppo.
  • Una visione separativa della realtà.
    Il gruppo, i partecipanti sono separati da me e non connessi ad un universo più grande di noi, appartengono alla stessa terra, ad una cultura che ci abbraccia e ci condiziona potentemente, alla nostra stessa umanità.
  • Il perfezionismo e il bisogno di controllo.
    La realtà deve andare come penso che debba andare. Nascono pretese e richieste categoriche verso me stesso e verso il gruppo.

Questi miti e questi "rumori" appartengono alle istanze dell'Ego di cui questa civiltà e questa nostra educazione si nutre da tempo e che quindi abbiamo abbondantemente interiorizzato. Non ci sorprenda, così, la difficoltà del comprenderci, del collaborare e del sintonizzarci per un'obiettivo comune: il benessere e l'armonia nelle relazioni.
Un operatore-facilitatore che inizia a "lavorare" dentro di sé e con i suoi colleghi su questi temi oltre che continuare la sua crescita personale favorisce in modo considerevole a co-costruire, insieme al gruppo dei genitori-figli, un clima di ascolto, fiducia e amore. Non c'è ascolto senza fiducia non c'è fiducia e ascolto senza amore. Questi aspetti sono profondamente interconnessi e inscindibili l'uno dagli altri...prendiamone coscienza.

Bibliografia
A.H Maslow, "Verso una psicologia dell'essere" Ubaldini
C. Rogers, "Un modo di essere", Martinelli
E. Fromm, "Avere o essere", Mondadori
E. Fromm, "L'arte di amare", Il saggiatore
M. Scardovelli, "Feedback e cambiamento", Borla
Thic Nhat Hanh, "L'amore e l'azione", Ubaldini
J. Krishnamurti, "La ricerca della felicità", Rizzoli
C. Hannaford, "Risvegliare il cuore bambino", Terranuovaedizioni

Giuseppe Tomai
Psicologo psicoterapeuta secondo l'ottica della psicologia umanistica-transpersonale, Giuseppe Tomai è inserito nei servizi territoriali del Comune di Firenze. E' docente al corso di specializzazione post-laura dell'Istituto Gestalt di Firenze e consulente del Centro d'ascolto di Pistoia. Si occupa di formazione, aggiornamento e supervisione nel settore socio-sanitario-educativo, con particolare attenzione per il rapporto genitori-figli e i problemi dell'infanzia e dell'adolescenza.