“Così lontano, così vicino”:


Vi proponiamo questo interessante articolo, dove le autrici riflettono sulla fatica di nascere durante l'attuale pandemia, durante la quale spesso non è facile preservare la relazione tra il neonato e i suoi genitori

"Così lontano, così vicino": nascere ai tempi del coronavirus

A. COSCIA, P. CAVICCHIOLI, P. STROLA

In tempi di coronavirus, ogni decisione organizzativa in ambito perinatale assume caratteristiche peculiari (…)
In questi tempi stravolti, si parla di quanto sia importante distinguere la condizione di "distanziamento fisico" da quella di "distanziamento sociale". Quando però si parla di parto, di nascita, di costruzione della relazione genitoriale nel periodo post-natale, risulta evidente che è proprio il distanziamento fisico (la separazione del bambino dalla madre o dai genitori, del partner dalla madre) a costituire un assurdo concettuale e biologico: il parto, l'allattamento, l'accudimento sono per loro natura contatto fisico stretto. Sono proprio i primi legami "fisici" a costituire il primo nucleo anche dei legami "sociali": in questa fase della vita, quindi, distanziamento fisico e distanziamento sociale si embricano, si confondono e si influenzano reciprocamente.

Decenni di letteratura e di esperienze documentano come la separazione precoce dal genitore costituisca un profondo stress per il bambino e per i genitori, con effetti a breve e a lungo termine. Abbiamo imparato a pensare alla madre e al bambino come a una diade indissolubile, a individuare strategie di protezione dei cosiddetti "primi mille giorni", a proteggere il più possibile le relazioni precoci e lo sviluppo della genitorialità. Sappiamo che la fase precocissima della vita condiziona in maniera decisiva il successivo sviluppo socio-emozionale e la qualità della vita di un bambino. Questa fase infatti costituisce un "periodo critico" dal punto di vista neuroevolutivo, nel corso del quale l'ambiente (anche attraverso la qualità della relazione genitoriale e gli stress precoci) incide sulla plasticità cerebrale, causando modificazioni neuronali che influenzano il futuro funzionamento del cervello del bambino. (…)

Per quanto riguarda il parto, si è assistito a una vasta eterogeneità di disposizioni nelle diverse realtà, dalla negazione del diritto delle donne ad avere una persona di propria scelta durante il travaglio e il parto, alla concessione al partner di accedere alla sala parto solo durante la fase espulsiva, al permesso di assistere solo al travaglio, al parto e alle prime due ore post-partum. Nella maggior parte dei casi è stato negato al partner l'accesso successivo ai reparti di degenza, fino alla dimissione, acuendo il senso di solitudine della madre in puerperio.

Il luogo in cui i contrasti si sono fatti più evidenti è stata la Terapia Intensiva Neonatale (TIN), proprio quel luogo in cui domina la fragilità (dei neonati e dei loro genitori) e in cui sono fragili anche gli equilibri fra cure intensive e cura della relazione. È costata fatica anche ai professionisti acquisire, nel corso degli anni, la consapevolezza che i genitori sono parte integrante dell'assistenza neonatale, che l'unica assistenza possibile è quella centrata sui bambini e sulla famiglia e che i neonati pretermine necessitano di un supporto abilitativo al fine di promuovere il loro sviluppo neuro-comportamentale.

(…) la presenza dei genitori al fianco del proprio figlio pretermine o con problemi è un diritto fondamentale del bambino ricoverato e risponde anche a un bisogno primario dei genitori. I benefici della vicinanza dei genitori in un periodo così delicato sono documentati in letteratura con un alto livello di evidenza. La prematurità è una fonte di stress per i genitori, e li espone al rischio di disturbi dell'attaccamento, di ansia e depressione, acuite dalla separazione della diade genitore-figlio, che ostacola il normale contatto fisico e la vicinanza emotiva. La pandemia espone tutte le persone a stress e ad ansia, che possono sommarsi a disturbi psicologici preesistenti o esacerbare l'esperienza di situazioni emotivamente difficili. Ciò vale per gli operatori sanitari ma anche per i genitori di neonati ricoverati in ospedale, oltretutto in un contesto di distanza sociale che limita il sostegno dei propri cari.

Il ricovero in TIN comporta il rischio di separazione tra il genitore e il bambino, ma nell'emergenza Covid questo può essere ulteriormente incrementato dalle esigenze cautelative di contenimento del contagio.

(…)

La fase 2 (di transizione) e la fase 3 (il ritorno a una "nuova" normalità) richiedono un obbligatorio bilanciamento di priorità, perché lo sguardo deve ri-allargarsi all'ampio raggio e la prospettiva temporale affacciarsi sul lungo termine. Lo sguardo più ampio permette di riordinare le priorità su piani prospettici differenti: con il coronavirus presente ma sullo sfondo, il primo piano scenico dovrà tornare ad appartenere alla relazione come parte integrante dell'assistenza.

(…) Potremo ritornare alla "nuova normalità" solo se saremo rigorosi: dovremo essere fermi nell'appellarci ai principi inderogabili dei diritti dei neonati e dei loro genitori, ma anche sottoporre le nostre azioni a costante verifica, la verifica delle evidenze. E le evidenze che si richiedono non sono solo quelle relative alle crescenti conoscenze sull'epidemiologia e sulla clinica di Covid-19 in ambito perinatale, ma anche quelle relative al potenziale impatto a breve e lungo termine delle misure di restrizione sulla salute, nella sua accezione più ampia, dei genitori e dei bambini.

Potrete trovare l'articolo integrate sulla rivista elettronica "Medico e Bambino" Maggio 2020 - Volume XXIII - numero 5